La cisti sacrococcigea

Intervento mini-invasivo in anestesia locale

Si tratta di una lesione cistica che insorge in regione sacrale e che viene definita anche “sinus pilonidalis”, in quanto spesso contenente dei peli corti e molto sottili, simili ai capelli di un neonato.

In passato, a seguito di tale osservazione, si è ipotizzato si trattasse di un disturbo congenito (ovvero presente sin dalla nascita): tuttavia dagli anni 80 in poi diversi studi hanno rafforzato la tesi dello “sfregamento”, meccanismo a seguito del quale alcuni peli rimarrebbero inclusi ed “incarnati” dando luogo alla patologia, che quindi sarebbe propriamente “acquisita”.

Qualunque sia la genesi, l’evoluzione consiste spesso in un processo infiammatorio che porta alla formazione di un ascesso e conseguentemente di una fistola, ovvero di un tramite anomale attraverso il quale l’ascesso si fa strada nei tessuti per potersi riversare all’esterno (tale orifizio è solitamente presente in posizione mediana o paracentrale rispetto alla linea interglutea).

Questa patologia riguarda generalmente pazienti giovani, più spesso di sesso maschile e carnagione scura; nella fase ascessuale, che si manifesta con dolore acuto, febbre e tumefazione dolente nella sede della cisti, il trattamento consiste nella incisione, drenaggio dell’ascesso e medicazioni sino a guarigione.

Tuttavia si tratta di una terapia “transitoria”, in quanto essa non elimina la cisti bensì la sua complicanza, ovvero l’ascesso. La terapia definitiva consiste invece nella rimozione della cisti e dell’intero tramite fistoloso.

L’intervento classico prevede l’asportazione di un’ampia losanga di cute e tessuto sottocutaneo, sino alla fascia presacrale, e la guarigione della cavità residua per seconda intenzione (ovvero spontaneamente e senza l’utilizzo di suture) o attraverso la sutura con punti (prima intenzione): in entrambi i casi si tratta di un intervento piuttosto demolitivo, che richiede l’utilizzo di una sala operatoria e spesso la somministrazione di sedativi e analgesici maggiori da parte dell’anestesista. Cosa ancora più importante, i tempi di guarigione sono piuttosto lunghi e spesso gravati da dolore importante. La non-elasticità della zona associata alla deambulazione, inoltre, causa spesso la deiscenza della ferita (ovvero la sua riapertura spontanea).

Recentemente un chirurgo israealiano (Gips) ha introdotto una nuova tecnica, cosiddetta mini-invasiva, che non prevede alcun taglio, bensì la semplice esecuzione di due forellini di circa 6 mm di diametro attraverso i quali viene inserito uno strumento a lama circolare e quindi asportata la lesione senza ulteriori incisioni sulla cute.

Si tratta di una procedura sostanzialmente indolore, che viene effettuata con la sola anestesia locale (piccole iniezioni di anestetico nella zona) ed in regime ambulatoriale. Il paziente può tornare subito a domicilio e riprendere il lavoro già dal giorno seguente; il dolore postoperatorio, generalmente assente o minimo, è facilmente gestibile con farmaci convenzionali assunti per bocca e solitamente scompare già a 24 ore dall’intervento. Non ultimo, il rischio di recidive, sempre presente, è nettamente inferiore rispetto alle metodiche convenzionali, così come nettamente migliore è il risultato estetico.

infine, l'esecuzione preoperatoria di una ecografia mirata - che viene sempre eseguita - consente di definire al meglio l'estensione della cisti, in modo da ottenere il risultato più radicale possibile.

 

 

Trattamento classico mediante asportazione di ampia losanga di tessuto

 

 

 

 

 

Bisturi circolare utilizzato per asportazione con tecnica mini-invasiva

 

 

 

 

Pezzo operatorio costituito dal tramite fistoloso nella sua interezza e da atri due piccoli tramiti asportati contestualmente (lo strumento chirurgico misura 13 cm)

 

 

 

 

Controllo a 24 ore dall'intervento con tecnica mini-invasiva

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